Eccolo qua, S.
Fissa il display del cellulare e pensa a quante ore una certa umanità ha passato a fissare telefoni in stanze come queste.
C’è una maglietta non sua buttata sul divano, nessuna cicca nel posacenere.
S. pensa a tutti quelli che al suo posto non si troverebbe in questa situazione, poi a quelli che invece sì, sarebbero incastrati proprio come lui. Aggiunge qualche nome alla prima lista, toglie qualcuno dalla seconda, striminzito elenco di gente perdente in qualche tipo di partita.
Pensa così in fretta S., che smette di far caso ai pensieri, così come alla televisione che è rimasta solo a far luce sulle vene delle mani.
Conta i suoi compleanni S., le sue ragazze, i lavori che ha cambiato e quelli che non ha mai avuto. Una contabilità penosa a cui aggiunge tutta una serie di buoni propositi caduti per strada sempre troppo presto.
L’ultimo era un “mai più” maturato con molta lentezza, che sapeva finalmente di definitivo. Il momento di cambiare decisamente, come se fosse l’ultima uscita di un’autostrada presa per sbaglio, la maturità.
Eccolo qua S. – perso il suo momento di farsi finalmente rincorrere – ancora una volta col fiato grosso dietro una storia buona solo per essere scritta.