Plans

Arrivi a casa e ci sono cose che ti aspettano fedeli come cagnolini. Cose da fare, che posticipi da giorni, alcune da settimane, mesi.
Te ne fai un elenco mentre ti togli le scarpe, le metti in fila in una specie di programma togliendo i vestiti di una giornata di lavoro.

Forse l’errore è tutto concentrato nel semplice gesto di suonare i Death Cab for Cutie mentre ti prepari a farle, tutte queste cose, almeno qualcuna finalmente.

Il tempo di un paio di canzoni, la telefonata che tanto aspettavi a portare una speranza per la sera ed eccoti sul divano, con lo sguardo che si perde tra lo schermo e la tastiera, a ripensare ad un paio di giorni fa. Gesti normali che si sono – chissà come – scolpiti nella memoria e non ti lasciano stare, ti tirano il braccio come quei bambini che vogliono sempre giocare.

Chissà di cosa canta Gibbard, basta la sua voce e quel Plans nel titolo per farmi giocare col mio futuro come non facevo da tempo. Quasi ci si vergogna a dire che si è felici, noi trentenni.

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