Mille grazie, in ritardo

The Black Crowes, Amorica

Robertino.
Uno di quelli che in una classe di liceali milita inesorabilmente in serie C. Imita goffo modi di dire e comportamenti, tenta infelici battute che sembrano lette su Topolino. Sperimenta l’odiosa cattiveria dei bambini che diventano adolescenti.

L’ho rivisto Robertino, qualche tempo fa, è cambiato. Ha trovato un suo universo fatto di cinema, teatro e donne sempre appena lasciate.

5 febbraio 1994.
La prima ora sta per suonare e Robertino si presenta con un oggetto in mano. Un CD.
Sulla copertina un paio di mutande a stelle e strisce, pelo che ammica strabordando proprio sopra le prime stelle. Bello al primo ascolto, incastrato nella prima autoradio, nella prima macchina, durante le prime avventure fuori provincia, i primi progetti con il gruppo. Ascolti in religioso silenzio come ormai non ne fai più a 30 anni, per imparare. Entrare in sala prove e suonarlo tutti insieme, dall’inizio alla fine.
E poi il rigetto, il rifiuto della scuola, la voglia di cambiare, del solito nuovo che ti preme a 20 anni.
Solo adesso risuoni certe canzoni, ti ricordi i passaggi, le parole e ti viene un po’ di pelle d’oca.

Un buon compleanno che non ho mai ricambiato, anche se negli anni a venire l’ho ringraziato silenziosamente, più di una volta, Robertino.

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