Sarà anche lo scopo della mostra, ma tu entri e ti trovi una decina di opere del Caravaggio che come al solito ti mozzano il fiato: la luce, i corpi, le facce, i piedi e le unghie sporche sembrano quasi parlarti, dire che sei lì con loro in quel momento. Nel quandro ci entri.
Poi prosegui e nelle altre sale trovi quello che è giusto trovare: i tarocchi di Caravaggio, i copioni, gli imitatori.
Ad un certo punto i soggetti del Merisi divennero di gran moda e tutti facevano a gara a dipingerli un po’ come lui: ubriaconi col naso rotto, decapitazioni, la negazione di Pietro, Cristo incoronato di spine.
Cammini da una stanza all’altra e capisci la linea netta tra genio e semplice bravura.
(Con questo non voglio dire che non valga la pena di fare un salto a Palazzo Reale entro il 6 febbraio).