Quando si dice musicista e Musicista, Ry Cooder fa sicuramente parte della seconda categoria. Del resto qualcuno ci aveva giusto, se appena ragazzino già suonava con i grandi.
Conosciuto tramite il babbo, che spesso in fatto di musica ci prende, fin da piccolo ho seguito le sue evoluzioni musicali con un’orecchio mentre con l’altro mi divertivo a sfogliare tutti i miei vari amori musicali, dagli Iron Maiden ai Pink Floyd, classica e Jefferson Airplane.
Talking Timbuktu mi aveva definitivamente fatto drizzare le orecchie per questo signore americano che pesca a piene mani dalla tradizione a stelle e striscie ma ha una vera passione, quasi filologica, per la ricerca musicale. Il famoso Buena Vista Social Club non è stato solo un episodio.
Chavez Ravine era un quartiere di Los Angeles, raso al suolo per costruire lo stadio di baseball, ora è un disco che racconta quella storia attraverso le voci degli abitanti del quartiere, chicanos con poca voce in capitolo e grandi, caldi ritmi che Cooder ha saputo mettere su un CD che diventa sempre più bello ogni volta che lo si ascolta.
E se Ry Cooder non fosse Ry Cooder, Chinito Chinito avrebbe potuto diventare un tormentone radiofonico.