Mi chiamo Trotter, Benjamin Trotter

Non si può certo dire che Circolo chiuso abbia un lieto fine. Tutto sembra sistemarsi, ma nessuno dei brocchi che compongono la banda finisce per essere dove avrebbe voluto. Solo Benjamin riesce finalmente a stare accanto a Cicely, suo eterno adolescenziale amore, ma si ritrova incatenato alla malattia della compagna e al suo scorbutico dispotismo che lo fanno uscire del tutto di scena.
Non completerà mai il suo romanzo, non diventerà mai quello che tutti si aspettavano.

Le vite di tutti si intrecciano, si incontrano risolvendo nodi che durano da decenni e che spesso hanno segnato più di una vita, come nel caso di Claire e della sua sorella scomparsa. Ma quello che rimane a tutti come rifugio è il ricordo.
Il ricordo della “Banda dei brocchi”, degli scherzi di Sean Harding prima che diventasse un esaltato nazista, di Steve quando era ancora un emarginato che si stava aprendo una strada, prima che gli tagliassero le gambe prima uno scherzo e poi un taglio di personale, di quelli a cui siamo ormai abituati.

Sullo sfondo ci sono gli eventi – degli anni settanta prima e quelli recentissimi poi, mentre Claire e Lois si interrogano sulle conseguenze e sulle loro cause, partendo da lontano e da cose molto piccole.
C’è un personaggio – Paul – che ci mette due romanzi ad attirare qualche simpatia, e Benjamin, eroe che rimane fondamentalmente uguale, un punto di riferimento per tutti gli altri nella sua immobilità quasi tragica.
Benjamin non si muove, tutti gli altri personaggi sembrano muoversi molto, ma a salvarsi, a rimanere, sono quelli che sembrano tornare sempre a Birmigham, negli anni Settanta.

Un bel romanzo, Circolo chiuso, da leggere subito dopo La banda dei brocchi, di cui costituisce davvero la seconda parte. Non so quanto potrebbe stare in piedi agli occhi di chi non ha letto La Banda, ma Coe sa scrivere, è un narratore ammirevole: corale, mai intricato e con una capacità unica di tirare tutti i fili della matassa al momento giusto.

400 pagine lette in un fiato solo, con un po’ di rammarico per essere arrivato alla fine e un pizzico di spavento per essermi troppo ritrovato in uno dei personaggi.

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