Tornando a parlare delle accuse di Gates ai neo comunisti, Glenn Otis Brown, direttore esecutivo di Creative Commons, se ne esce con un classico americano in bianco e nero:
I get sad when people cheapen words like ‘communist’ or ‘fascist’ by throwing them around recklessly, especially given what those words meant in the not-so-distant past.
My father was a CIA Cold Warrior for 35 years of his life; he wasn’t fighting against GPL’d software. Stalinist purges, the Berlin Wall, tanks in Budapest — that’s communism.
Ma il comunismo equivale a Stalin esattamente come il nazismo ad Hitler?
Penso immediatamente ai comunisti che qui in Italia parteciparono attivamente alla fondazione della nostra Repubblica, a mio padre e a tante altre persone, che di cattivo non hanno proprio niente e sognano invece un mondo migliore, con meno ricchi sì, ma soprattutto meno poveri e più diritti per tutti.
Insomma, forse il comunismo non è cattivo, è che lo disegnano così.
A fallire è stata piuttosto la sua applicazione pratica: il sogno è caduto vittima prima delle sue stesse ingenuità e poi di tutti i difetti connaturati all’uomo (molti dei quali il comunismo stesso voleva abbattere). A volte mi chiedo come sarebbero andate le cose se avesse attecchito in un’altra parte del mondo piuttosto che in Russia.
La stessa Unione Sovietica ha smesso di esistere molto prima della perestrojka: era un impero di carta, di cui però non sapevamo niente se non quel poco di facciata che faceva comodo per continuare la Guerra Fredda.
Sarebbe troppo facile adesso fare i paragoni con le vittime, gli scempi e le libertà negate che il nostro stesso capitalismo ha sulla coscienza. Finirei per parlare ancora una volta degli Stati Uniti, ma anche delle colonie, delle multinazionali, di Israele, dell’India, dell’ambiente…
Probabilmente verrei bollato come uno sporco terrorista rosso, io che non ho mai alzato il pugno in vita mia, ma che ci volete fare, ormai comunista è solo un insulto alla moda e come tutti i prodotti globali, va bene a tutti.
E un’ ultima cosa, tornando a Mr. Gates e compagni (ops, meglio dire “e compagnia bella”): siamo sicuri che il software e il copyright non centrino niente con la politica?