
Tutto il mondo sta ancora ridendo delle recenti figuracce che Microsoft ha fatto presentando i suoi nuovi prodotti.
Ridere dei potenti è uno sfogo naturale e fino a prova contraria, l’azienda di Bill Gates è ancora in una posizione dominante, nonostante il nuovissimo Windows Media Center si impalli nelle mani dello stesso Gates o Xbox rilanci la moda del buon vecchio BSOD, lo schermata blu di errore che gli utenti di Windows 98 si ricordano bene.
Ma qualcosa sta cambiando, sia nella mentalità di molti utilizzatori di tecnologia, sia nei prodotti stessi, ormai spesso concorrenziali con quelli di Microsoft.
Dopo Firefox, Thunderbird, Apache e tanti altri, adesso a fare il botto è OpenOffice.org, che con la sua nuova versione 2.0 promette davvero di non far rimpiangere l’onnipresente Office.
Qualcosa si sta muovendo, il software libero finisce sempre più spesso negli spazi dei maggiori media, la gente comincia a sapere che ci sono delle alternative.
Concetti stessi, atteggiamenti mentali stanno cambiando, tanto che ancora il solito Mr. Gates ha ripreso con le sue sparate sui neo-comunisti, con modalità che mi ricordano qualcosa che succede anche qui in Italia:
There are some new modern-day sort of communists who want to get rid of the incentive for musicians and moviemakers and software makers under various guises. They don’t think that those incentives should exist.
Qualcuno ha preso non troppo seriamente le sparate mr. Microsoft e si è immediatamente autodefinito neo-commonist, facendo riferimento alle Creative Commons, le licenze libere adesso disponibili anche in italiano.
