Toh, Repubblica.it ha i feed RSS.
Speriamo che non segua la scia cominciata da Yahoo! e altri di riempirli di pubblicità.
Già immagino quello che salta su «Seee bravo, leggi il giornale a scrocco e non vuoi nemmeno un po’ di pubblicità”».
Non sono contrario che chi mi permette di leggere le notizie senza chiedermi un soldo mi faccia vedere un po’ di pubblicità, ma inserire messaggi pubblicitari in RSS, un mezzo che serve a filtrare le notizie da tutto il marasma di informazioni a cui siamo sottoposti mi sembra un controsenso che va contro lo scopo stesso del mezzo e agli interessi dell’utente.
E’ una questione annosa, e se ne parla su Manteblog, come in altre parti della blogosfera con alterne posizioni.
A me da fastidio, e rimango dell’idea che chi vuole far pagare si metta alla prova e veda in quanti sono poi davvero disposti a pagare per quello che viene offerto. Sì forse la Rete ci ha dato l’abitudine di avere le cose gratis, e questa cosa fa imbufalire chi invece su Internet ci vuole fare i soldi, ma chi usa la Rete ha anche la volontà di pagare per ciò che reputa davvero buono e utile, e spesso lo fa volontariamente.
Forse il discorso è che le offerte commerciali di varia natura su Internet sono troppe e mal formulate, gestite da persone che hanno fatto il salto senza tanto pensarci, pensando che sia solo una rete di computer e non di persone. Non è qualunquismo dire che Internet crea relazioni, gerarchie (pochissime), priorità e aspettative spesso non paragonabili a quelle del “mondo reale”.
Per i signori del business questo è sicuramente un male, per altri è sicuramente un bene, altri ancora non ci hanno ancora capito molto, e mentre si decidono sarebbe meglio non inquinare troppo questa specie di nuovo mondo che ci siamo ritrovati per le mani con una certa sorpresa.
Per adesso ci vedo molti più pregi che difetti, e per correggere questi ultimi le varie autorità ed i principali attori del “mondo reale” (ancora le virgolette) forse non sono davvero i più adatti.
Pubblicità = rovina di internet?
No, non volevo dire questo, almeno non in modo così semplicistico. Solo attenzione a non farci calpestare l’erba appena calpestata sempre e comunque.
Ho cominciato a navigare nel 1997, tantissimo tempo fa usando i parametri di Internet, ma non sono stato uno dei pionieri. Nel 1997 Internet era già abbastanza estesa e si preparava a diventare quel fenomeno di massa che stiamo vivendo. I modem erano ancora a 28K, Internet Explorer era ancora in fasce e Netscape, che in questi giorni compie 10 anni, faceva la parte del leone.
Quello che mi stupì nelle mie prime esplorazioni (molto più difficoltose, senza Google), era il senso di libertà, confermato dal fatto che c’era davvero la possibilità di fornire ed ottenere informazioni su qualsiasi cosa ti passasse per la testa.
Ancora snobbata dal mondo degli affari, Internet fioriva di siti amatoriali in cui la gente volontariamente investiva un sacco di tempo ed energie solo per condividere con gli altri quello che preferiva.
Ricordo i primi contatti personali via mail, le prime amicizie, chi ti offriva una mano e ti chiedevi perchè, dato che forse se lo avessi incontrato di persona vi sareste ignorati.
Chi definisce Internet un mondo “altro” non ha tutti i torti, e per moltissimi aspetti questo mondo è come vorremmo che fosse quello in cui invece viviamo fisicamente ogni giorno.
E allora perchè ostinarsi a farcelo assomigliare sempre di più?