Che la guerra in Iraq sia stata inutile e soprattutto ingiustificata è ormai un fatto assodato.
Negli ultimi giorni anche la CIA ha confermato che le armi di distruzione di massa Saddam se le poteva solo sognare e che Bin Laden altro aveva da fare che fare comunella con il regime iracheno.
In Iraq adesso ci sono morte e terrore, come mai c’erano stati prima, anche sotto Saddam, che nessuno vuol far passare per santo. Il terrorismo non è stato sconfitto, ma anzi alimentato come più non si poteva.
Senza dar per scontati meriti che Kerry probabilmente non ha, mi chiedo come si possa ritenere Bush ancora eleggibile, come sia possibile che un uomo con la responsabilità di un crimine così grave come una guerra ingiusta possa ancora candidarsi alla guida di un paese che non smette mai di ergersi a campione mondiale di democrazia.
Quest’uomo non ha promesso cose senza mantenerle, come farebbe qualsiasi politico, non ha preso qualche mazzetta, non ha sputato sulla bandiera – George W. Bush ha aggredito una nazione usando semplici pretesti, ha causato e ancora provoca la morte di migliaia di persone, sul suolo iracheno e non, per un suo sbaglio o peggio ancora per un suo plausibile calcolo politico.
Nonostante tutto quasi metà degli americani ha ancora simpatia per questo uomo e per il suo staff, altri sono ancora indecisi se scegliere fra il cowboy Bush e il colto (in America può anche non essere un merito) Kerry.
Mesi di campagna elettorale non hanno il peso di un dibattito televisivo preparato nei minimi dettagli, finto ed imbalsamato. Si valuta la capacità oratoria, lo stile dell’abbigliamento, il modo di presentarsi, e davvero poco ai programmi e alle idee, che non sembrano poi così diverse soprattutto in materia di guerra. A Kerry non sembra vero di poter attaccare il suo avversario sul pasticcio iracheno, ma lui stesso ammette che non ci si può ritirare e sfoggia il suo passato guerriero in Vietnam.
Tutto questo ha un vago sentore di Italia… Si chiama davvero democrazia?