Niente di nuovo sul fronte orientale

Prime reazioni alla strage di Beslan in classico stile sovietico: si fanno saltare un po’ di teste nella repubblica osseta.
Taglio molto al passo con i tempi invece quello di Putin, il neo-cowboy della Piazza Rossa mette una taglia sulla testa dei leader separatisti, mentre il suo uomo Baluevskij annuncia la guerra preventiva: Siamo pronti, se le circostanze lo richiederanno, a portare colpi preventivi contro i terroristi e le loro basi, in qualunque angolo del mondo si trovino.Evidentemente la guerra preventiva la esportano in bustine insieme agli hamburger di Mc Donald’s.

I recenti avvenimenti insegnano che per combattere il terrorismo non c’è niente di meglio che scegliere una delle tante zone calde del pianeta e soffiare sul fuoco per innescare una bella spirale di violenza.
I morti americani in Iraq hanno superato la soglia dei 1000, circa 900 caduti dopo il famoso teatrino “missione compiuta” inscenato da George Dabliu (come lo chiamano in confidenza certi giornalisti).
Mediamente due soldati americani al giorno tornano a casa in una bara. Non contiamo i morti iracheni e quelli di altri paesi coinvolti nella guerra, Italia compresa e tristemente alla ribalta delle cronache degli ultimi giorni.

Lo stesso Pentagono ammette di non avere il controllo della parte centrale dell’Iraq, in cui la guerriglia fa il bello e cattivo tempo, ma state tranquilli, Dick Cheney ha capito tutto: se gli Americani votassero per Kerry, si rischerebbero altri attentati terroristici – ha detto in un comizio. Quindi patrioti americani, se avete cara la vostra famiglia, votate ancora per George Dabliu e soprattutto non andate a vedere il documentario di Michael Moore: i sondaggi dicono che se l’80% di quelli che entrano in sala ha già deciso per Kerry, all’uscita il consenso per il candidato democratico diventa un sonoro 100%.
Questo mi fa un po’ riflettere sugli Americani o almeno su come formano le proprie opinioni, ma questa è un’altra storia.

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