Non lo so

copertina di Tibor Fischer, Adoro essere uccisa
E’ bello o brutto quando leggi un romanzo e ci identifichi con una verosimiglianza ai limiti dell’imbarazzante?
Tibor Fischer, “Adoro essere uccisa” (Fazi editore): l’ultimo racconto parla di Jim, 30enne (poteva essere altrimenti?) fallimentare imprenditore della new economy, tiene aperta la sua web agency contando fino all’ultima sterlina, facendosi il classico mazzo e finendo per invidiare chiunque faccia un lavoro dipendente, con stipendio fisso/nessuna preoccupazione/ferie pagate.
Va in vacanza in Francia e cerca di scoparsi una bellissima ragazza-madra russa solo per non dormire più sul divano. Quando finalmente l’amore si consuma, nel bel mezzo degli stantuffamenti nella sua testa annebbiata da alcol e stanchezza ecco cosa si legge:

La verità è orribile, per questo esistono la religione, i romanzi d’amore, il calcio. La verità non si vede mai; sei da solo e lo sarai sempre, qualsiasi cosa tu faccia. Perchè non lo scrivono sui cartelloni pubblicitari? Perchè se lo sai, sai anche che non c’è nessun beneficio a dirlo. Tieni la bocca chiusa.

Inutile dire che fine abbia fatto tutto il suo impeto virile.

Mentre scrivo i Moondog Jr. riattaccano TV Song per l’ennesima volta.
Cari vecchi romanticoni belgi, si chiamavano dEUS e li ascoltavo quando non avevo ancora un lavoro, all’epoca avevo una rock band, checcazzo, ma le pare me le tiravo lo stesso. Solo che all’epoca potevo prenderle come esercizi di stile, che sarebbe spariti in un futuro radioso che mi apriva quel milioncino di strade che ti sembra di avere davanti a te prima che tu compia un’età indefinita (ma in un anno ben preciso, ti ricordi benissimo quando è cominciato tutto) tra i venti ed i 30.

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