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giovedì 27 maggio 2010

Una delle anime più vere di Milano si trova nelle sciure che incontri in zone come quella dove vivo, vicina al centro, ma altrettanto vicina alla periferia, dove guardano il Castello da Corso Sempione ma hanno Quarto Oggiaro che incombe alle spalle.
Queste signore sempre ben vestite, troppo truccate, troppo alla moda per la loro età.
Con i gioielli da prima della Scala anche se vanno dal panettiere e la pelliccia non appena fa freddo.
Si credono belle, eleganti e milanesi, diverse e migliori da chiunque abiti due traverse più in là, verso la periferia, verso gli extracomunitari.
Hanno il bastardino al guinzaglio ma lo trattano come se fosse un barboncino con chilometri di pedigree. Giocano a fare la gran signore e lo vedi che ci credono davvero.

Milano si crede capitale morale, capitale della moda, capitale della cultura, capitale dell’Europa, ma stagna e arretra come fa il resto del Paese.

Milano sta seduta sul suo passato e sui miti che ha generato, e non ammette che ormai, per quanto non so, le rimangono la moda e il design a darle un minimo di lustro.

Milano ha in mano un progetto proposto e realizzato da due italiani che tutto il mondo ammira: Claudio Abbado e Renzo Piano, e in poche parole, di questo progetto non sa che farsene.

Milano non sa più pensare in grande, i cittadini che firmano la petizione invece sanno ancora sognare una Milano degna di se stessa.

Le coccinelle

venerdì 30 aprile 2010

Le 0:28 lampeggiano sull’orologio. Questo quartiere periferico dormirebbe se un gruppo di operai vestiti di arancione non stesse martoriando l’asfalto vecchio con una macchina che fa un rumore infernale.
Domani avremo asfalto fresco. Le strisce pedonali, nuove e candide,  avranno l’ impronta dei primi usciti presto per andare al lavoro.

Qui dentro si sentono solo i respiri, due ritmi diversi.

Il più leggero alza appena appena una tutina bianca e rossa. E’ piena di coccinelle, e spero davvero che portino fortuna anche se chi le indossa non sa ancora cosa sia una coccinella.
Mia figlia non ha ha ancora imparato ad evitare gli sguardi e ti fissa dritta negli occhi, senza nemmeno un colpo di palpebra. Così io mi perdo a fissare occhi che non hanno ancora visto niente di quello che io non so nemmeno più di sapere.
Ha gli occhi di sua madre, mia figlia e già ripete qualcuno dei suoi sguardi. La prima volta che l’ho scoperto mi ha un po’ sconvolto, ma qui è tutto sottosopra, niente come sembrava dovesse essere per sempre.
Il ritmo è cambiato. Si corre più di prima e poi ci si ferma quando lei, la più piccola dei tre, decide che vuole il tuo tempo, le tue attenzioni e ti porta lontano, via dai rumori della città, via dalle corvée di uomo adulto.
Piccolo dittatore che sa farsi amare incondizionatamente anche quando decide, impone, obbliga.

Adesso che ho una donna in ogni camera della casa, non sono un uomo fortunato?

Sempre sul tempo che non c’è

mercoledì 7 aprile 2010

Due chiari indicatori segnalano che le mie giornate sono sempre pienissime e sfiancanti: i libri che giacciono di fianco al letto per le letture serale sono, senza metafore coperti di polvere e mi sono perso l’opening day del campionato di baseball americano.
Auguri a tutti i neo papà.

Più pappa che altro

giovedì 11 febbraio 2010

Tutto tace. Qui, perlomeno, perchè altrove le giornate sono piene e il tempo passa in fretta come non mai.
Sono giorni di rivoluzione, in cui niente è davvero più come prima.
C’è una bambina adesso ed è lei a scandire il ritmo delle giornate, a stabilire le priorità, che hanno quasi sempre a che fare con le sue funzioni fisiologiche.
E poi, a ripagarti ci sono i sorrisi ed una serie di piccole importantissime conquiste quotidiane, progressi che non possono sembrare piccoli ai tuoi occhi.
Eh sì, sono più padre che blogger, e me ne vanto.

Osservatorio grunge

giovedì 22 gennaio 2009

E’ da tempo che lo dico: il grunge è nell’aria, pronto per ritornare quando avremo esaurito tutti gli altri revival, i segnali ci sono.