Milano: un’occasione persa.
lunedì 30 gennaio 2006Milanese d’adozione e solo da pochi mesi, mi è spiaciuto molto non poter partecipare alle primarie dell’Unione per il candidato sindaco.
Che la città abbia un sacco di problemi, piccoli e grandi, è evidente da subito. L’ultima nevicata è stata una delle tante dimostrazioni del fatto che Milano è una capitale europea solo negli slogan elettorali. La prima pulizia delle strade principali l’hanno fatto le automobili, che comunque qui passano sempre. Le strade secondarie sono rimaste molto a lungo con una spessa coltre di neve sia sulla sede stradale, sia sui marciapiedi. Impraticabili.
Non so se sia stato sempre così, ma di sicuro non dovrebbe essere così.
Dicono che le 80mila persone che ieri sono andate ai seggi siano un grande successo. Di sicuro c’è voglia di cambiare, di riprendere in mano la propria città. Nonostante tutto finisci per volerle bene. Nonostante tutto ci vivi.
Secondo previsioni ha vinto Ferrante. Avrei votato Dario Fo. Forse è un po’ fuori dalle righe, ha l’entusiasmo dell’outsider, è un sognatore, ma credo che proprio di questo ci sarebbe bisogno. Idee, sogni da inseguire con il coraggio di chi non ha sulle spalle la mano della solita classe politica, di chi non ha tutti i condizionamenti della politica.
Se si circonda di buoni collaboratori, un sindaco può permettersi di essere un po’ visionario, un po’ sognatore, di scendere al punto di vista dei cittadini e prendere il coraggio necessario. Fo non ha certo bisogno di inventarsi una carriera politica, forse avrebbe potuto puntare i piedi all’occasione, fregarsene di molte convenienze e clientelismi.
Dall’altra parte, da battere, c’è una Moratti che sui manifesti elettorali si è stirata le rughe, in sintonia perfetta con lo stile del leader nazionale, e che da lui eredita moltissima filosofia di governo.
Se è Ferrante che la sfida, tifiamo Ferrante. Sarà la stessa storia su scala nazionale: questa gente deve andare a casa, costi quel che costi.